giovedì 28 febbraio 2008

Nomen omen

Ciccio, Tore, Rosy, Oly, Maddie, Tommy...
Una volta il diminutivo affettuoso era ad appannaggio di pochi. Degli intimi, insomma. La mamma che dispensa dolci vezzeggiativi al suo piccolino, gli adolescenti che si scambiano soprannomi (ops nickname) all'insegna della complicità, gli innamorati che si appellano in modi tutti loro, buffi, trasgressivi, originali.
Quest'aria di familiarità, oggi, i media la riflettono anche sui protagonisti della cronaca, rosa o nera che sia. Perfetti sconosciuti che, proprio grazie a quel diminutivo, iniziano a far parte di noi e della nostra quotidianità. Si tratta, a mio parere, di una subdola invasione della nostra sensibilità che - volente o nolente - si trova così ad essere emotivamente coinvolta in fatti e situazioni che non le appartengono. Ora, se lo scopo - nobile - fosse quello della umana solidarietà non ci sarebbe proprio nulla da dire. Non credo, però, che sia così. L'obiettivo è quello di creare un legame forte tra noi "spettatori", le vittime e i carnefici, un legame che tenga incollati allo schermo o che faccia comprare una rivista in più, sempre ed esclusivamente per motivi di marketing.
Io, se proprio la devo dire tutta, non amo chiamare i conoscenti con dei soprannomi affettuosi. Lo faccio con i miei nipoti e il mio fidanzato, spesso con mia madre. E, soprattutto, non amo che gli estranei usino generosamente nomi e nomignoli con me. Mi fa semplicemente venire i brividi pensare che uno come Olindo Romano mi possa rivolgere la parola dicendo: "Ciao Lalla"...

Post Scriptum

Torno a consigliare un buon libro. Si tratta di "La scoperta dell'alba" di Walter Veltroni (Rizzoli)

11 commenti:

Guernica ha detto...

Io non tollero molto i diminutivi e vezzeggiativi...Soprattutto da parte di persone estranee...
Sono nette invasioni della mia privacy e sensibilità...
Per fortuna qui in Abruzzo non si usa molto...

Paolo ha detto...

Ho trovato la tua analisi molto interessante... complimenti!
Paolo.

Pino Amoruso ha detto...

D'accordo con te su tutto...Seguirò il consiglio per il libro...
Buona serata ;-)

rudyguevara ha detto...

in toscana più che altro vanno molto di moda i soprannomi,spesso ridicoli,che una volta affibbiati nn ti scrolli più di dosso.a me dà fastidio,nn li uso mai.anche i vezzeggiativi mi urtano,a parte con il partner in privato,ma è diverso.comunque,quello che dici è molto giusto,il martellamento mediatico purtroppo sorte i suoi effetti,quando la gente fa la fila come ad erba x vedere il processo in prima persona.provo orrore x queste sovraesposizioni mediatiche,e anche pena.per le vittime provo pena.

Romano ha detto...

Post arguto e bello. A presto, ciao

SERENdipity ha detto...

Sinceramente non sopporto l'uso di questi vezzeggiativi da parte dei media, sopratutto ho provato fastidio in questi giorni a sentir chiamare i poveri fratellini di gravina con i loro diminuitivi, come se il giornalista di turno li aveva conosciuti bene, fosse imparentato in qualche modo con loro.
Ci vuole rispetto per queste due piccole vite, cosa che in questi giorni non sto vedendo.

LELE ha detto...

E' un metodo molto buono per far si che questi fatti risultino normali......!Un po' come l'effetto del marketing pubblicitario per vendere più prodotti.....!
Daccordissimo con te...!
Un saluto....!

Gianluca ha detto...

Si vuole semplicemente creare empatia con le vittime.
Un'altra testimonianza di sciacallaggio di queste brave persone.
Ciao!

Simona ha detto...

Artifici dei mass media...puoi chiamarlo anche sciacallaggio...

Fabioletterario ha detto...

Credimi... E non solo a te fa orrore...!

Pino Amoruso ha detto...

Passo per un saluto...
A presto ;)