Era tempo che volevamo crearci un blog, incredibile opportunità per raccogliere (e ordinare) le idee, condividendole (più o meno!) con gli altri. Ma è accaduto qualcosa, ieri sera, che ci ha dato l'input per iniziare l'avventura...
E' stato l'aver ascoltato, attentamente, il Tg 1 delle 20...
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domenica 15 febbraio 2009
Polvere di governo
"La crisi ha dimensioni che non sono ancora definite e la guardiamo con preoccupazione" lo ha detto Mr "Mi consenta" finalmente riconoscendo, dopo mesi di bugie, la precarietà dell'economia italiana (e si che noi di precariato ce ne intendiamo). Dopo un lungo periodo di finto ottimismo, di remar contro ad una realtà evidente agli occhi di tutti, l'onorevole premier ha calato la maschera e ha dovuto mandar giù l'amaro boccone. Sono curioso di sapere adesso quale sarà la reazione di Berlusconi & co. visto che a quasi un anno di governo non si è fatto altro che nascondere la polvere sotto lo zerbino.
giovedì 23 ottobre 2008
Berlusconi IV dixit...
Raga' (scusate lo slang romanesco) ma io continuo a non avere parole per questo signore... arrivo un po' tardi e non sono l'unica ad aver pubblicato questo video come post, ma è impossibile rimanerne indifferenti e insensibili!
Post Scriptum
E, per rimanere in argomento, ecco bel bello un discreto libricino: "Cara Bombo... Berlusconi spiegato a mia figlia" (Marsilio) di un ironico Angelo Mellone, epistolario di "un'intellettuale di destra in stato confusionale" che tenta di spiegare alla figlia gli "eccessi di onnipotenza" e i "colpi di genio" del ben noto Cavaliere.
domenica 31 agosto 2008
Il barzellettiere...
Ante Scriptum
In occasione del mio rientro nella blogosfera ho deciso di coniare il termine che leggete come titolo di questo post. Sono sicuro che la maggior parte di voi ha già capito il destinatario di questo aggettivo.
Tre questioni hanno occupato l'estate del cavaliere. L'amletico caso Alitalia (Air France or not Air France?), la solidarietà con l'ex premier Prodi (sulle intercettazioni lui sì, che può capire) e, dulcis in fundo, il "patto di amicizia" stipulato con il libico Gheddafi. Tralasciando le prime due desidero soffermare la mia vena polemica sull'accordo che ha promesso l'entrata nelle casse libiche di ben cinque miliardi di dollari per chiudere il contenzioso sul periodo coloniale del nostro paese in Africa. Flash, sorrisi plastificati e strette di mano per l'occasione (dimenticavo, anche regali in argento massicio... ma chi li paga?), hanno suggellato una svolta epocale. Un mutuo di venticinque anni che pende sulle nostre teste, acceso da un debitore che, girandolo generosamente ai suoi elettori (e non... ahimè), non lo pagherà mai. Che la pace sia sinonimo di gas e petrolio di "migliore qualità" e meno clandestini lasciatemelo dubitare. La posta pattuita è molto alta (oltre ai soldi fanno parte del pacchetto la costruzione di una lunghissima autostrada e la restituzione della Venere di Cirene), e l'idea potrebbe allettare altre menti folli visto che i debiti di guerra (materiali e morali) coinvolgono molti paese Europei. Sarà anche semplicistico, ma, secondo me, il nostro paese quei debiti alla Libia li aveva già pagati. Nel momento in cui nel 1970 sono stati confiscati i beni a 20mila cittadini italiani che avevano scelto di vivere ed operare lì, tral'altro espulsi - dopo un periodo di gravi restrizioni operate nei loro confronti - in malo modo e costretti a ritornare in patria da nullatenenti.
In occasione del mio rientro nella blogosfera ho deciso di coniare il termine che leggete come titolo di questo post. Sono sicuro che la maggior parte di voi ha già capito il destinatario di questo aggettivo.
Tre questioni hanno occupato l'estate del cavaliere. L'amletico caso Alitalia (Air France or not Air France?), la solidarietà con l'ex premier Prodi (sulle intercettazioni lui sì, che può capire) e, dulcis in fundo, il "patto di amicizia" stipulato con il libico Gheddafi. Tralasciando le prime due desidero soffermare la mia vena polemica sull'accordo che ha promesso l'entrata nelle casse libiche di ben cinque miliardi di dollari per chiudere il contenzioso sul periodo coloniale del nostro paese in Africa. Flash, sorrisi plastificati e strette di mano per l'occasione (dimenticavo, anche regali in argento massicio... ma chi li paga?), hanno suggellato una svolta epocale. Un mutuo di venticinque anni che pende sulle nostre teste, acceso da un debitore che, girandolo generosamente ai suoi elettori (e non... ahimè), non lo pagherà mai. Che la pace sia sinonimo di gas e petrolio di "migliore qualità" e meno clandestini lasciatemelo dubitare. La posta pattuita è molto alta (oltre ai soldi fanno parte del pacchetto la costruzione di una lunghissima autostrada e la restituzione della Venere di Cirene), e l'idea potrebbe allettare altre menti folli visto che i debiti di guerra (materiali e morali) coinvolgono molti paese Europei. Sarà anche semplicistico, ma, secondo me, il nostro paese quei debiti alla Libia li aveva già pagati. Nel momento in cui nel 1970 sono stati confiscati i beni a 20mila cittadini italiani che avevano scelto di vivere ed operare lì, tral'altro espulsi - dopo un periodo di gravi restrizioni operate nei loro confronti - in malo modo e costretti a ritornare in patria da nullatenenti.
lunedì 7 luglio 2008
Però...
"Ho barche sulle quali non ho quasi mai messo piede, case che ho visto una volta sola, una famiglia che si gode la vita. Sono l'unico costretto a non avere tempo libero"
l'ha detto Silvio Berlusconi in un'intervista apparsa sul "Corriere della Sera" la scorsa settimana
Scusate se non commento...
l'ha detto Silvio Berlusconi in un'intervista apparsa sul "Corriere della Sera" la scorsa settimana
Scusate se non commento...
domenica 8 giugno 2008
Les gaffes de le Chevaliere...
Dopo le corna esibite nel corso di una foto ufficiale, l'invito ad una precaria a risolvere i suoi problemi sposando un miliardario e il baciamano fuori luogo ad una sposa islamica, il nostro amato premier continua a collezionare brutte figure.
Durante la visita in Vaticano lo scorso 7 giugno, Silvietto ha omaggiato il Santo Padre con una croce pettorale: oltre a far notare unicità e valore delle gemme incastonate (e già questo non è proprio sinonimo di bon ton) il cavaliere consiglia al Papa la lettura del certificato allegato in cui si raccontano le magiche virtù terapeutiche delle pietre. E, per avvalorare la sua tesi, sottolinea che "ogni cosa ha la sua significanza" (oltre al bon ton il cavaliere ha problemi anche con la lingua Italiana...). A chiudere la visita un altro siparietto: Berlusconi riprende il capo del cerimoniale a causa di un bottone della sua giacca e con un fare paterno ammicca a Sua Santità affermando: "guardi cosa tocca fare al Presidente del Consiglio!".
Ovviamente non poteva mancare la classica battuta da cabaret,questa volta indirizzata ai fotografi presenti: "non ho mai capito come facciano a piazzare le foto; sono più bravi a piazzarle che a farle".
Un premier simpaticone, non c'è che dire. O, meglio,un premier che vuole risultare simpatico e alla mano nel suo ruolo di messia sulla terra. Ecco perchè è andato dal Papa: per fare - simpaticamente - chiarezza sui ruoli...
Durante la visita in Vaticano lo scorso 7 giugno, Silvietto ha omaggiato il Santo Padre con una croce pettorale: oltre a far notare unicità e valore delle gemme incastonate (e già questo non è proprio sinonimo di bon ton) il cavaliere consiglia al Papa la lettura del certificato allegato in cui si raccontano le magiche virtù terapeutiche delle pietre. E, per avvalorare la sua tesi, sottolinea che "ogni cosa ha la sua significanza" (oltre al bon ton il cavaliere ha problemi anche con la lingua Italiana...). A chiudere la visita un altro siparietto: Berlusconi riprende il capo del cerimoniale a causa di un bottone della sua giacca e con un fare paterno ammicca a Sua Santità affermando: "guardi cosa tocca fare al Presidente del Consiglio!".
Ovviamente non poteva mancare la classica battuta da cabaret,questa volta indirizzata ai fotografi presenti: "non ho mai capito come facciano a piazzare le foto; sono più bravi a piazzarle che a farle".
Un premier simpaticone, non c'è che dire. O, meglio,un premier che vuole risultare simpatico e alla mano nel suo ruolo di messia sulla terra. Ecco perchè è andato dal Papa: per fare - simpaticamente - chiarezza sui ruoli...
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