Gentile Onorevole Prestigiacomo,
le volevo dire che ieri, durante la trasmissione “Annozero” non ha fatto una gran bella figura. Non bastano capelli ben curati, trucco sobrio, visino da angelo e un maglioncino di triplo cachemire a darle autorevolezza. A prevalere sono sempre l’ostentazione e l’arroganza della classe politica che rappresenta, belle parole, troppe, e pochi fatti, sterili. E poi la dialettica: basta con l’enfasi dei verbi ripetuti (ma qualcuno glielo ha detto che “Spero, sono convinta, credo” è una sequenza che cela contraddizioni semantiche? Perché si ostina ad utilizzarla meccanicamente, senza riflettere?), basta con contenuti imprecisi e scarsa conoscenza della quotidianità italiana, basta con atteggiamenti poco rispettosi nei confronti degli interlocutori. Io che l’ho ascoltata, con critica attenzione e con il piglio di chi è molto prevenuto, lo ammetto, mi aspettavo comunque qualcosa di più. Un confronto serio e non uno spettacolo di piazza, indegno per una persona che fa politica con convinzione e non per dare pregio effimero al proprio curriculum.
E poi, Onorevole Prestigiacomo, mi spiega il suo esagerato entusiasmo per Marcello Dell’Utri? Per lei una condanna con l'accusa di concorso in associazione mafiosa non significa nulla? Come fa ad esprimere comprensione per lui decantando al contempo le sue origini siciliane? Mi dispiace, ma evidenzia di nuovo una intima contraddizione, la stessa che anima lo spirito del suo partito. E, ancora, come fa a definire semplicemente “goliardata” l’esuberanza di pessimo gusto con cui i suoi colleghi di destra hanno risposto al discorso di Prodi in Parlamento?
Io non mi sento rappresentata da lei, come politica e come donna. Se le tanto inflazionate “quote rosa” dovessero nutrirsi di personaggi come lei, glielo confesso chiaramente, preferirei una società politica nettamente patriarcale. E sa perché, con persone come lei, ci allontaniamo sempre di più dalla società “ideale”? Perché manca il dialogo tra le parti, manca l’intento comune, manca l’amore vero per la res publica, manca il quid in cui credere. Urla, stridori e sgarbatezze, non possono essere i presupposti per una "civile" campagna elettorale.
Post Scriptum
I modi, il costumi e le maniere rinascimentali del “vivere comune” ci sono pervenuti grazie ad un’eloquente opera di Stefano Guazzo, “La Civil Conversazione”. Ne consiglierei la lettura a molti dei nostri amati politici.