
Devo dire che il lato esteta della mia anima mi fa dare alla cosiddetta “prima impressione” un valore aggiuntivo non indifferente. Non so dire se sia un difetto o un pregio anche se, a mio favore, devo sostenere che spesso la prima idea - chiamiamola pure irrazionale - che mi faccio di una persona viene poi puntualmente confermata dall’esperienza seguente, in bene o in male.
Qual è il motivo di questo prologo?
Ve lo spiego subito. Ieri sera, al ritorno dalle consuete prove di coro che ogni mercoledì mi trascinano nel fantastico universo della musica, in attesa di un sonno ristoratore che tardava ad accogliermi, mi sono divertita con il telecomando cedendo ad un curioso quanto isterico zapping. Tra le varie istantanee la mia attenzione si è posata sullo show di Simona Ventura. Saltando a piè pari i contenuti (che parolona... “contenuti” per programmi come questo) vorrei soffermarmi sulla conduttrice, che eleggo a vittima di questo mio post. Fasciata da un bellissimo abito Valentino, rosso fuoco, dalla linea sobria ma estremamente femminile (vivace il décolleté ma senza scadere nel volgare), con un gioco di tessuti e lievi trasparenze ricamate, mi sono chiesta come mai una “signora” si trovasse a reggere le fila di un simile contesto. Ma poi ecco che l’incanto si rompe e ogni mio dubbio svanisce: con un fare circense, dalla gestualità plateale e dalla dizione ostentatamente scomposta la “signora” in questione annuncia l’arrivo di non so chi. Musica altissima, fumo, applausi esagerati, luci effetto discoteca. E di nuovo gestualità esagerata, toni ultradecibel, scompostezza ad oltranza. Da quel momento tutto è precipitato. Il senso estetico, l’idea di un programma che fa impennare lo share, il concetto di cultura... popolare (che è sempre una forma di cultura).
Con questo non voglio dire che da quella trasmissione o da quella presentatrice mi attendessi chissà cosa però, l’abito mi aveva un po’ ingenuamente condizionato anche se, questa volta attingendo alla tradizione latina, devo proprio ammettere che "non faciunt meliorem equum aurei freni" ("le briglie d’oro non fanno migliore il cavallo"), motto con cui Seneca biasimava coloro che credono di rendere migliore la loro personalità ostentando grandi ricchezze o adornandosi di vistosi gioielli.
Post Scriptum
Come lettura (o ripasso, per i molti che lo conosceranno) suggerisco "Galateo" di Monsignor Della Casa di cui ricordo l'inciso "tu déi sapere che gli uomini sono molto vaghi della bellezza e della misura e della convenevolezza, e, per lo contrario, delle sozze cose e contraffatte e difformi sono schifi"...